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Considerazioni a margine

Nel dibattito (reale) sull’equilibrio tra libertà personali e pervasività di tecnologie di tracciamento che offrano un ausilio nel controllo dell’epidemia, che arruola, di ora in ora, crescenti truppe e volenterose su entrambe i fronti della barricata occorre, forse, dirle a chiare lettere talune ovvietà.


1) Fino allo scorso anno (e forse ancora adesso) l’italica gente, di che cosa fosse la privacy e la sua articolata legislazione non aveva nemmeno sentore; per tacere, poi, delle libertà costituzionali.


2) Abbiamo variamente (e salve rare eccezioni, acriticamente) ceduto i nostri dati (e continuiamo a farlo) ad un’indiscriminata platea di soggetti dei quali nulla sappiamo, capaci di geolocalizzarci, vestirci, sfamarci, prevenirci, farci da segretario e da confessore, completare i nostri pensieri, leggere ogni nostro scritto, custodire le infinite password con le quali accediamo alla nostra – ormai insostituibile – esistenza digitale e antivedere forse anche le nostre intenzioni, ma, ecco, d’improvviso…

Questo Paese è veramente… estremo.

Autore: Fulvio Ingaglio La Vecchia

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